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Cronaca di una ricerca

14 Mar

12 Marzo 2011. Siamo appena rientrati da un pomeriggio di addestramento, quando alle 21 giunge la chiamata di emergenza. Il nostro responsabile ci informa che ‘c’è un disperso a Sarzanello, nel comune di Sarzana. Qualcuno è fuori a cena con gli amici (è sabato sera), altri stanno per mettersi a tavola a casa, due di noi che abitano a 70 km. di distanza sono appena rientrati.

La regola vuole che entro un’ora dalla chiamata ci dobbiamo trovare perfettamente equipaggiati e pronti a partire, anche stavolta è così: i quattro cani che ci accompagnano sono sul furgone, a seguire il Defender che abbiamo appena acquistato grazie anche alle offerte dei concittadini. Arrivati sul posto riceviamo le informazioni sul disperso. Si tratta di Marino Grassi, 80 anni, abitante della zona, uscito per andare a raccogliere asparagi e non più rientrato; alle 19,30 i parenti hanno dato l’allarme. Il tempo è brutto, sta piovendo: la notte all’addiaccio potrebbe essergli fatale, bisogna fare presto.

Concordiamo le zone e, armati di torce, partiamo. Una delle unità cinofile è alla sua prima ricerca reale, il conduttore è emozionato, il “battesimo” durante una notturna non è cosa da poco, ma la consapevolezza dei risultati in addestramento lo tranquillizza. Le altre unità cinofile invece sono già esperte.

Esploriamo i campi al di là del ponte e una parte del torrente. Sono passate le due di notte, quando le ricerche vengono sospese senza esito; riprenderanno alle prime luci dell’alba. Smontata la stazione radio e riportati i mezzi alla base, sono le 3. Dobbiamo ancora cenare e soprattutto sfamare i nostri cani. L’appuntamento è per le 5,45. Puntualissimi si riparte e alle 6,30 siamo sul luogo delle ricerche. Il nostro responsabile/istruttore, intervistando un parente, viene a sapere che il disperso è un abitudinario e fa sempre gli stessi percorsi: decide quindi di non tener conto dell’ultimo avvistamento, che lo collocava alle 16,30 vicino a casa, e invia un’unità cinofila lungo il tragitto che l’uomo percorre di solito per cercare gli asparagi.

L’unità, già partita, viene però obbligata a rientrare dal Soccorso Alpino, responsabile delle ricerche, che decide di inviare al suo posto due delle proprie.

Veniamo quindi dirottati in altri settori. Sono passate le 11 quando la stessa unità cinofila si trova bloccata da siepi e recinzioni e decide di proseguire lungo l’unico sentiero percorribile, che interseca più in alto nel bosco lo stesso percorso lungo il quale si era avviata prima di essere fatta rientrare.

Dopo alcune centinaia di metri il cane cambia la sua postura e accelera l’andatura: sta chiaramente seguendo una traccia. Intanto, sopra di noi, volteggia a bassa quota un elicottero della Marina Militare, fatto intervenire a supporto delle ricerche. Il cane aumenta ancora l’andatura; ogni tanto si volta, non più per ricevere un consenso, bensì per assicurarsi che lo stiamo seguendo, che abbiamo capito: ora è lui il protagonista assoluto. Sentiamo l’elicottero oltre la collinetta davanti a noi: sembra essersi fermato sulla verticale. Poi lo vediamo mentre si allontana.

Il cane scollina, sempre più sicuro, ha il naso più alto, segno che ha percepito il cono d’odore. L’elicottero ritorna, ora lo vediamo fermo sopra gli alberi, più in basso e a un centinaio di metri da noi. Il cane  sta andando nella stessa direzione, cercando un passaggio tra i rovi per scendere.

Dall’elicottero comincia a calarsi un uomo. Hanno individuato il disperso dall’alto e ora sta intervenendo il personale medico, che l’elicottero era tornato a prendere. Fermiamo il cane: non vogliamo interferire con l’operazione. Siamo a poco più di 50 metri da loro. Il cane ci guarda stupito: non gli è mai capitato, durante le esercitazioni, di essere fermato a questo punto. Tra poco sarebbe dovuto arrivare il momento più bello del suo gioco/lavoro: la gratificazione. Il cane cerca di ripartire, gli togliamo la pettorina da soccorso (segno per lui che la ricerca è terminata) e lo leghiamo. Non sarà didatticamente corretto ma non resistiamo, lo premiamo e lo coccoliamo come se avessimo concluso positivamente la ricerca, cosa che sarebbe accaduta di lì a breve.

Il disperso viene messo a sedere, ora lo vediamo: è vivo e sorride. Viene issato sull’elicottero, che si allontana. Sono le 12, le ricerche sono concluse.

Rientriamo stanchi, bagnati e infreddoliti. Alle 13,30 siamo al campo. Sistemati i mezzi e svolto il briefing finale, viene dato il “rompete le righe”.

Il giorno seguente scorriamo i giornali. Le cronache locali pubblicano articoli esaurienti; vengono menzionati il pilota dell’elicottero, gli immancabili funzionari, il Soccorso Alpino, i Vigili del Fuoco, alcune Associazioni. Il Gruppo Argo non viene citato. Forse non siamo molto abili nelle pubbliche relazioni. Della giornata di ricerca restano una piccola foto sul Secolo XIX, nella quale si riconoscono le nostre unità cinofile, e, cosa più importante per noi, il tracciato dell’apparato GPS che, scaricato sulla cartina della zona, interseca con precisione il punto in cui si trovava il disperso.

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